Il DIGEP porta la ricerca fuori dai laboratori e dialoga con la società
Il 25 e 26 settembre 2026 si è svolta a Torino la 20ª edizione della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori, uno dei principali appuntamenti dedicati alla divulgazione della ricerca e al dialogo tra il mondo scientifico e la società.
Quest’anno il DIGEP ha partecipato all’iniziativa con tre attività interattive, per avvicinare i cittadini ad alcuni dei principali temi di ricerca sviluppati dal Dipartimento: robotica, intelligenza artificiale, realtà aumentata e tecnologie per la salute
Sfida il robot: chi riordina più in fretta la postazione di lavoro?
Tra le attività proposte dal DIGEP, “Sfida il robot” ha portato il pubblico a confrontarsi direttamente con un sistema robotico e ha visto ragazzi e bambini incuriositi prendere parte a una vera e propria sfida di precisione e velocità tra persona e robot.
L’attività - sviluppata da Bekzod Obidov in collaborazione con il gruppo di ricerca Mind4Lab e sotto la supervisione tecnica e scientifica di Khurshid Aliev e Luca Mastrogiacomo - prevedeva due fasi: nella prima il partecipante controllava un braccio robotico attraverso un visore di realtà virtuale, smistando dadi e bulloni in cassette; nella seconda, la stessa attività veniva svolta autonomamente dal robot.
Le prestazioni sono state confrontate sulla base di criteri comuni, tra cui il numero di componenti correttamente smistati e il tempo impiegato, permettendo ai partecipanti di sperimentare direttamente la differenza tra controllo umano e autonomia robotica.
L’attività ha mostrato alcune delle possibili applicazioni della robotica unita all’intelligenza artificiale nei processi industriali e logistici: la teleoperazione immersiva può trovare applicazione nel controllo di robot a distanza, anche in ambienti difficili o non facilmente accessibili, così come nella formazione degli operatori.
Come sottolinea il Prof. Luca Mastrogiacomo: «Portare la ricerca fuori dai laboratori significa trasformare la tecnologia da qualcosa che si osserva a qualcosa che si può provare, interrogare e perfino sfidare. Il dialogo con il pubblico ci aiuta a progettare sistemi non soltanto più efficienti, ma anche più comprensibili, affidabili e centrati sulle persone».
La tecnologia che cura le ferite
La seconda attività, “La tecnologia che cura le ferite”, è stata realizzata dal gruppo di ricerca 3D Lab del DIGEP, in collaborazione con il DIMEAS e il DET, nell’ambito del Bando interno Polito – Bando progetti collaborativi.
L’attività, guidata per il DIGEP dal ricercatore Luca Ulrich, ha presentato al pubblico il progetto PERSEUS, dedicato allo sviluppo di terapie personalizzate per le ulcere del piede diabetico, progettate sulla base delle caratteristiche cliniche di ciascun paziente.
Il progetto integra diverse tecnologie: l’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati della lesione, la previsione della sua evoluzione e il supporto alla scelta del trattamento; la modellazione 3D per la progettazione di medicazioni (patch idrogel) stampate su misura per la forma della ferita; e la realtà estesa per attività di formazione e simulazione in ambito sanitario.
Il progetto PERSEUS si inserisce nelle attività di ricerca dedicate all’interazione virtual-human e allo sviluppo di Human Digital Twin, con l’obiettivo di progettare soluzioni realmente user-centered. L’approccio pone al centro l’interazione tra tecnologie digitali e fattori umani, affinché intelligenza artificiale e realtà estesa possano rafforzare le capacità decisionali, operative e formative dei professionisti sanitari.
Luca Ulrich, infatti, afferma: «La ricerca esprime pienamente il proprio valore quando esce dai laboratori e si apre al dialogo con la società».
EmoQuiz: ci metti la faccia?
La terza attività, “EmoQuiz”, ha coinvolto il DIGEP, con la Prof.ssa Federica Marcolin, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino.
Attraverso brevi GIF animate, i partecipanti sono stati invitati a riconoscere le espressioni del volto entro un tempo prestabilito; il pubblico ha potuto mettere alla prova la propria capacità di riconoscere le emozioni e, allo stesso tempo, scoprire come la ricerca studia il rapporto tra volto, emozioni e interazione sociale.
Anche in questo caso, il gioco è diventato uno strumento per avvicinare i cittadini alla ricerca, trasformando un’esperienza quotidiana – come riconoscere un’emozione sul volto di un’altra persona – in un’occasione per interrogarsi sui meccanismi alla base della percezione e dell’interazione umana.
«Grazie a questa applicazione aperta al pubblico cerchiamo di far capire quanto sia importante studiare il potere comunicativo delle espressioni facciali e quanto possano essere “contagiose”, sia per le interazioni sociali, con campi applicativi nel settore della psicologia, sia per sviluppare sistemi complessi di interazione uomo-macchina dotati di Intelligenza Emotiva Artificiale» ci dice la Prof.ssa Federica Marcolin.
Una notte di incontro tra ricerca e società
La partecipazione alla Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2026 ha rappresentato per il DIGEP un’importante occasione per portare alcuni dei propri temi di ricerca fuori dagli ambienti accademici e favorire un confronto diretto con un pubblico ampio e diversificato. Le tre attività hanno mostrato, attraverso esperienze concrete, come le tecnologie sviluppate all’interno dei laboratori universitari possano essere applicate a contesti diversi, dall’industria alla sanità, fino allo studio dell’interazione tra persone e sistemi tecnologici.